lunedì 3 febbraio 2014

Francesca Michielin - Distratto

Elaborare un lutto!
Tenere a bada quella sensazione di di voler esplodere nella disperazione!
Ci sto provando: rimando da una settimana questo dialogo con me stesso.
E' paura che la realtà prenda forma: e non è quella che vorrei.
Ho il peso qui sul cuore e la mente fa andare tutte le immagini: i bei ricordi vengono a trovarti solo quando sanno che ti fanno più male.
Lo ammetto: mi mancano le parole per descrivere questo stato!
Dover credere che una persona cara in un tempo già predefinito ti lascerà, non ha ragion d'essere: perchè usare suoni e sensazioni attraverso le parole per dare anima a questa tragedia.
Non basta la tempesta che si sta abbattendo?
Non basta l'incontrastato dolore provocato!
E' stato un'imboscata alla quale non ero preparato: ero sicuro che tutto avrebbe fatto il suo corso come avevo percepito.
E invece no: è stato dato tempo al tempo!
E con questa certezza dove ritrovare il senso smarrito di vivere con la speranza?

sabato 25 gennaio 2014

Non pretendo che la gioia non possa accompagnarsi alla bellezza; ma dico che la gioia è uno degli ornamenti più volgari, mentre la malinconia è della bellezza, per così dire, la nobile compagna, al punto che non so concepire un tipo di bellezza che non abbia in sé il dolore (Baudelaire).

Il grande Baudelaire scriveva questo e credo che in tanti, in gioventù, abbiam letto tutto d'un fiato 'i fiori del male'.


A distanza di anni, ritrovo questa frase riportata su una mia agenda (ho sempre avuto il vizio di annotare, ricopiare e scrivere) e provo lo stesso sussulto.


Ai tempi credevo che fosse normale sentirsi più 'gotici', ombrosi, malinconici: chi a 15 anni non avrebbe voluto una vita diversa, un modo diverso, alcuni anche un corpo diverso.

Ma oggi, a distanza di quasi 20 anni, provo lo stesso sussulto: la gioia come ornamento volgare della bellezza e la malinconia come unica compagna della bellezza.

Non so dare una spiegazione a questo sussulto: non è una questione di scelta poetica, o di stile che mi attira.

E' proprio un sussulto: il cuore che ti batte a mille come se avessi incontrato l'amato.

Mentre penso a cosa sia stato, passo ad una nuova ricetta: secondo me la cucina si sposa benissimo con le questioni di letteratura/poetica/filosofia/storia.


Bocconcini di pollo a la julienne con riso basmati aromatizzato.


Prendete un petto di pollo intero, disossatelo e lasciatelo marinare per 30mn nel vino bianco.


Nel frattempo, in una pentola mettete 1 tazza di riso basmati con due tazze di acqua fredda; aggiungete un pizzico di sale, coriandolo, tandoori, curcuma, cumino e del curry.

Procede con la cottura del riso a fuoco lento e pentola coperta: ogni tanto mescolate, la cottura sarà ultimata quando si sarà asciugata tutta l'acqua.

Tagliate le zucchine a la julienne e saltatele in padella con olio caldo e aglio.

Quando le zucchine saranno abbastanza croccanti, disponetele in un piatto e tenetele al caldo.
Riutilizzate la padella per cuocervi il petto di pollo.
Tagliatelo a  bocconcini, ripassatelo nella farina e poi in padella, nella quale avrete aggiunto dell'olio caldo.

Visto che all'inizio i bocconcini tenderanno ad assumere 1 aspetto 'colloso', utilizzate il vino usato per la marinatura (mezzo bicchiere) e dell'acqua: questo farà sì che la carne resti morbida.

Dopo 5 minuti dall'inizio della cottura, aggiungete le zucchine e lasciate amalgamare a fuoco lento per altri 4 minuti.

Nel frattempo, il nostro riso sarà pronto.

Adagiate su un piatto bianco prima due cucchiai di riso, poi i bocconcini con una spruzzata di pepe nero o prezzemolo tagliato finemente.





giovedì 23 gennaio 2014

Mi chiedo se poi tutto questo esternare porti a qualcosa.
Parlo, supporto, racconto ma il mio stato d'animo non cambia.
Oggi in metro mentre leggevo sentivo un peso allo stomaco: mancava il respiro.
Come se aspettassi qualcosa: come se mi aspettassi qualcuno.
Non sono sano di mente, ma qusto lo avevo appurato da tempo .
Eppure mi sono svegliato fischiettando, ma a contatto con la realtà nemmeno un sogno riesce a distrarmi.
Macino pensieri, mastico parole: eppure resto fermo.
La stanchezza mi assale: guardo dietro di me con la malsana credenza di aver fatto strada.
Ma non mi sono mosso.
Mi assale la paura.


mercoledì 22 gennaio 2014

Come l'acqua per il cioccolato

"Sembrava che per uno strano fenomeno d'alchimia non solo il sangue di Tita ma tutto il suo essere si fosse sciolto nella salsa di rosa, nella carne delle quaglie e in ogni aroma del cibo e in questa maniera l'essere di Tita penetrava nel corpo di Pedro, voluttuoso, profumato, caldo e irresistibilmente sensuale. Sembrava che avessero scoperto un nuovo codice di comunicazione, nella quale Tita era l'emittente, Pedro il ricevente e Geltrude, la fortunata, nella quale si sintetizzava questa relazione sessuale per mezzo del cibo". 

di sera

Mi sembra sempre di non aver tempo .
Corro di qua e di là e non riesco a fermarmi un secondo per capire a cosa sto andando contro..

Mi rendo conto di aver messo da parte i miei sogni.
Ho accantonato le mie aspirazioni per far fronte alla realtà

Volevo laurearmi: e ho dovuto cercar lavoro lontano da casa.
Volevo diventare un TL del mio servizio: e mi sono ritrovato di nuovo in cuffia come semplice operatore.
Ho lavorato per 3 anni come un matto per ritrovarmi con un niente tra le mani.

E ora mi sento perso.
Provo a reinventarmi ogni giorno, ma ho come la sensazione che nessuna delle strade intraprese sia quella giusta.

Credo in qualcosa di grande: ma vedo in questo momento solo un baratto che mi divide da ciò che avevo...che ho voluto fortemente.

Cerco di non essre negativo: ma quando cucino come in questi giorni vuol dire che sono arrivato e che ch o bisogno di tirar fuori la frustrazione.

Vero che poi mi ritrovo a sfornare piatti che fanno impazzire il palato dei miei amici, eppure il sapore è malinconico...io lo avverto.

Mi sento un pò come Tita, la protagonista del romanzo di Laura Esquivel (Come l'acqua per il cioccolato - film di Arau del 1992), dove tutti i sentimenti entravano in commistione con la sua cucina.

Sarà, magari domani qualcosa sarà diverso: ah giusto domani faccio 8h al lavoro...evento!
Amare o aver amato basta: non chiedete altro, non c'è altra perla da scoprire nelle pieghe tenebrose della vita, amare è un compimento.
Victor Hugo

Un pensiero che mi regalo prima di cominciare un'altra dura giornata
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